Ieri mi sono imbattuto in un’offerta di lavoro.
La posizione è questa: Responsabile fundraising.
Non fundraiser junior. Non assistente. Responsabile.
La persona dovrebbe definire la strategia nazionale di raccolta fondi, pianificare il budget, coordinare il team, lavorare su individui, grandi donatori, corporate, digital, lasciti ed eventi.
Dovrebbe gestire fornitori, monitorare le campagne, occuparsi della fidelizzazione dei donatori, seguire aziende e riportare direttamente al Direttivo.
Tra i requisiti: almeno due anni di esperienza, laurea, possibilmente un Master in Fundraising, conoscenza dei CRM, inglese, autonomia, capacità di coordinamento e negoziazione.
Poi arrivi in fondo.
20 ore a settimana.
890 euro lordi al mese.
IV livello CCNL Commercio.
L’equivalente, a tempo pieno, è di circa 1.780 euro lordi al mese.
Il punto non è nemmeno stabilire se quella cifra rispetti formalmente il minimo previsto dal contratto collettivo applicato.
Il punto è un altro.
Possiamo continuare a chiamare il fundraising “strategico” e poi trattare chi deve guidarlo come una funzione accessoria?
Perché le parole contano.
Se scrivi “Responsabile”, se chiedi strategia, budget, coordinamento nazionale, gestione del team e rapporto diretto con il Direttivo, stai descrivendo una figura con responsabilità importanti.
Non puoi ricordartene quando scrivi le mansioni e dimenticartene quando stabilisci l’inquadramento.
Nel Terzo Settore parliamo continuamente di professionalizzazione.
Diciamo che servono persone competenti. Che il fundraising non si improvvisa. Che bisogna investire nella raccolta fondi. Che senza risorse economiche le organizzazioni non possono crescere.
Tutto vero.
Ma professionalizzare significa anche pagare le competenze per quello che valgono.
Altrimenti costruiamo un settore che vuole fundraiser sempre più preparati, capaci di usare dati, tecnologia, comunicazione, relazione, strategia e management, ma continua a considerarli un costo da comprimere il più possibile.
E prima o poi quelle persone se ne vanno.
Infatti, i fundraiser se ne vanno
Qualche settimana fa CharityJob ha pubblicato The Voice of Fundraising 2026, una ricerca dedicata proprio a chi lavora nella raccolta fondi.
È una ricerca britannica, quindi non va automaticamente sovrapposta alla situazione italiana.
Ma alcuni numeri sembrano parecchio familiari.
L’89% dei fundraiser dice che la possibilità di fare la differenza è una delle principali ragioni per cui ha scelto questo lavoro.
Fin qui, tutto bene.
Poi arrivano gli altri dati.
Il 69% dice che uno stipendio più alto potrebbe convincerlo a lasciare il fundraising.
Il 48% dichiara di vivere stress legato al lavoro abitualmente o sempre.
Il 45% di chi vorrebbe entrare o rientrare nella professione non sa nemmeno bene da dove cominciare.
E due terzi di chi ha lasciato il fundraising prenderebbe in considerazione l’idea di tornarci.
La cosa interessante è proprio questa contraddizione.
Non abbiamo una professione senza motivazione.
Abbiamo una professione piena di persone motivate che rischiamo di perdere.
Le persone entrano perché credono nel lavoro che fanno.
Ma la missione non paga l’affitto.
E credo che questo sia uno degli equivoci più pericolosi del nonprofit: pensare che la motivazione personale possa compensare condizioni di lavoro peggiori.
Non funziona.
O almeno, non funziona per sempre.
Una persona può accettare meno soldi perché crede molto in una causa.
Può lavorare qualche ora in più durante una campagna.
Può sopportare un periodo particolarmente intenso.
Ma se trasformiamo l’eccezione nella struttura ordinaria del settore, non stiamo costruendo organizzazioni sostenibili.
Stiamo semplicemente consumando le persone più motivate.
[Leggi The Voice of Fundraising 2026]
Nel frattempo, ho costruito Mira
Su un altro problema del nonprofit, invece, ho deciso di provare a fare qualcosa direttamente.
Negli ultimi diciotto mesi ho lavorato a Mira, un CRM pensato per organizzazioni nonprofit, campagne e mobilitazioni.
Nasce da una frustrazione semplice: database da una parte, donazioni da un’altra, email, moduli, eventi, ricevute e fogli Excel sparsi ovunque.
Mira prova a mettere tutto nello stesso posto.
Gestisce contatti, donazioni, comunicazioni, eventi, moduli, petizioni e automazioni. E dentro c’è anche un’AI che può interrogare direttamente i dati e aiutarti a capire, per esempio, chi dona di più o chi sta smettendo di sostenerti.
La prima fase sarà volutamente piccola: 10 organizzazioni.
Sei posti sono già stati assegnati, quindi ne restano quattro.
Chi entra avrà il primo anno completamente gratuito, in cambio di feedback reali sull’utilizzo.
La candidatura dura circa tre minuti.
Una firma non è gratis
Chiudo con una cosa che stavolta puoi ascoltare invece di leggere.
È uscita la mia puntata di Humans of Nonprofit, il podcast del Festival del Fundraising.
Parliamo di una delle mie ossessioni degli ultimi mesi: il 5x1000.
C’è una frase che sentiamo praticamente ogni anno:
“Dona il tuo 5x1000, tanto non ti costa nulla.”
Tecnicamente è vero.
Come messaggio di fundraising, però, secondo me racconta malissimo quello che sta succedendo.
Quando una persona scrive un codice fiscale e mette una firma non sta compiendo un gesto neutro.
Sta scegliendo.
Sta dicendo che tra decine di migliaia di organizzazioni vuole destinare una parte delle proprie imposte proprio alla tua.
È una dichiarazione di fiducia.
Di appartenenza.
A volte persino politica.
Nella puntata parliamo di questo, ma anche di dati, relazione con i donatori e di una domanda che considero sempre più importante:
Quanto possiamo conoscere le persone che ci sostengono senza superare il confine tra relazione e manipolazione?
Perché i dati nel fundraising non dovrebbero servirci a convincere meglio qualcuno.
Dovrebbero servirci a costruire relazioni migliori.
Hai appena letto Inneschi, la mia newsletter che racconta o spiega come innescare il cambiamento partendo dalla raccolta fondi e dalle iniziative politiche.
Se ti è piaciuta, inoltrala a qualcuno che lavora nel nonprofit.
Soprattutto se sta cercando un Responsabile fundraising a 890 euro lordi al mese.






