Il tuo prossimo collega non ha bisogno di dormire
I nuovi Managed Agents di Anthropic lavorano da soli, in background. Inoltre: le lezioni della London Marathon e i footer impossibili di Italia Viva
La London Marathon
Domenica 26 aprile. A Londra succedono tre cose contemporaneamente, e una si è presa quasi tutto lo spazio sui giornali. Sabastian Sawe diventa il primo uomo al mondo a correre una maratona competitiva sotto le due ore. Tigst Assefa polverizza il proprio record mondiale femminile in 2:15:41. E intanto, terza cosa, quella di cui parliamo qui, i 59.830 finisher della TCS London Marathon raccolgono 87,5 milioni di sterline per beneficenza in una sola giornata. Record mondiale. Battuto da chi? Da loro stessi, dall’edizione 2025, che si fermava a 87,3. A settembre, quando usciranno i numeri finali, ci aspettiamo di superare i 90.
Un attimo per i dati, che è il momento in cui di solito si chiude la mail. Restate.
Dal 1981 a oggi quella maratona ha raccolto 1,3 miliardi di sterline per il terzo settore britannico. Solo su Enthuse, il partner online, sono passati quest’anno 42,2 milioni: +22% rispetto allo stesso periodo del 2025. E per correre nel 2027 hanno fatto domanda 1.338.544 persone nel mondo, più del doppio del 2024. L’1,8% della popolazione del Regno Unito. Lo riscrivo perché serve a fissarlo: quasi due adulti su cento, in un intero Paese, hanno fatto domanda per correre una maratona. Quasi due su cento.
A questo punto si potrebbe scrivere “complimenti agli inglesi, hanno la cultura del dono”. E chiudere qui. Ma sarebbe la lettura più pigra possibile. Tre cose, invece, su cui vale la pena fermarsi.
Il peer-to-peer fundraising è vivissimo. A Londra non si corre per raccogliere fondi. Si raccoglie perché si corre, e perché correre quella maratona è uno status. La causa non è il motivo dell’iscrizione ma il suo moltiplicatore. È esattamente il contrario di come quasi tutte le organizzazioni italiane impostano i loro eventi sportivi solidali: la corsa come pretesto, la donazione come conseguenza.
L’infrastruttura non è un dettaglio tecnico. I 42 milioni passati da Enthuse sono il prodotto di una piattaforma che integra sei sistemi di donazione con form ben studiati con un’ottima user experience.
La London Marathon è diventata un’istituzione civica. L’1,8% della popolazione totale che fa domanda per partecipare non descrive un grande evento sportivo: descrive un rito nazionale. Il surplus dell’organizzazione finisce nella London Marathon Foundation, che dal 1981 ha distribuito 110 milioni a 1.700 progetti legati ad attività fisica e salute pubblica. Sport, prevenzione sanitaria e raccolta fondi sullo stesso binario. Non tre silos che ogni tanto si parlano in conferenza stampa.
Non è solo cultura del dono, è progettazione. Costruisci l'evento attorno alla causa, non la causa attorno all'evento. La differenza? 87 milioni in un giorno.
Italia Viva peggio di Azione
Non c’è fine al peggio. Il confronto tra gli ego dei due leader dei due principali partiti di liberali si gioca anche sul piano delle comunicazioni via mail e delle richieste che vengono fatte nel footer delle loro comunicaizioni.
È la seconda polemichina che faccio riguardo un partito e i loro strumenti di raccolta fondi e chiamate all’azione. L'‘ho fatto perché è più raro che le associazioni cadano in questa trappola della multipla CTA. Evidentemente i partiti pensano che per loro le regole base del marketing e del fundraising non valgano, ma questo è un grosso errore.
Nel footer delle e-mail inviate da Matteo Renzi per conto di Italia Viva non solo ci sono le call to action a donare, iscriversi e donare il 2x1000 ma anche call to action relative a follow sui social.
La domanda resta: Matteo, cosa vuoi che faccia esattamente?
Quando l’AI non sta più nella chat
Fino a oggi, quando hai usato un’intelligenza artificiale, hai sempre fatto così: apri una chat, scrivi una domanda, leggi la risposta, scrivi un’altra domanda. È un dialogo. Funziona, ma ha un limite enorme: tu devi stare lì, davanti allo schermo, a guidare ogni passaggio. Se chiudi la chat, l’AI non esiste più. Se vai a fare la spesa, lavoro che potevi delegarle è fermo lì.
I Managed Agents di Anthropic ribaltano la cosa. Non più una chat in cui parli con l’AI, ma un agente che lavora per te in autonomia, in un computer suo, su Internet, anche per ore, anche mentre tu dormi. Tu gli affidi un compito; lui apre file, esegue codice, naviga sul web, manda email, scarica dati, scrive documenti, e quando ha finito ti consegna il risultato.
Per capirci con un esempio concreto: oggi se vuoi monitorare ogni settimana i bandi pubblicati su un certo portale, devi aprire il sito, leggere le pagine, copiare le scadenze, organizzarle in un foglio. Con un agente managed, dici una volta sola “ogni lunedì mattina vai su questo portale, controlla i nuovi bandi compatibili con la mia organizzazione, organizzali in un foglio Google e mandami una email con il riassunto”. Poi vai a dormire. Il lunedì mattina ti svegli col foglio aggiornato e l’email nella casella.
Non è teoria ma quello che Anthropic ha aperto in beta sulla sua piattaforma, ed è il pezzo di infrastruttura che mancava per fare il salto dall’AI come assistente (rispondi-quando-ti-parlo) all’AI come collega remoto (lavora-anche-quando-non-ti-vedo).
Cosa cambia, in pratica
Tre cose, e vale la pena fissarle perché non sono ovvie.
Primo: persistenza. L’agente vive in un suo piccolo computer in cloud che resta acceso anche tra una sessione e l’altra. Se gli fai costruire un database lunedì, mercoledì lo ritrova ancora lì. Per chi è abituato alle chat di ChatGPT o Claude.ai dove ogni conversazione riparte da zero, è un cambio di paradigma.
Secondo: strumenti veri. L’agente può eseguire codice, navigare sul web, leggere e scrivere file, collegarsi ad altri servizi (Gmail, Drive, Notion, qualsiasi cosa abbia un’API). Non sta più scrivendo consigli su come fare una cosa: la cosa la fa.
Terzo: parallelismo. Puoi avere più agenti che lavorano contemporaneamente su compiti diversi. Uno cerca prospect di donatori, un altro aggiorna il sito, un altro monitora le citazioni stampa dell’associazione. Tutti insieme, mentre tu fai altro.
Quando usarli (e quando no)
Hanno senso quando il compito ha tre caratteristiche: dura più di qualche minuto, richiede di interagire con strumenti esterni, e va ripetuto nel tempo. Per scrivere una mail di una pagina, una chat di Claude basta e avanza. Per analizzare ogni mese duemila righe di dati Excel, scriverne un report e pubblicarlo su WordPress, serve un agente managed.
Per il non profit italiano, gli usi che mi vengono in mente da un mese a questa parte:
monitoraggio settimanale di bandi pubblici filtrati per causa
ricerca di major donor con scraping di fonti aperte (registri imprese, fondazioni, dichiarazioni 5x1000)
gestione automatica di una newsletter: l’agente legge i tuoi post, prepara la bozza, te la sottopone per approvazione, la pubblica
monitoraggio rassegna stampa con sintesi quotidiana
aggiornamento incrociato CRM-database donazioni-piattaforma email
Per ognuna di queste cose, fino al 2025, serviva uno sviluppatore senior. Oggi serve qualcuno che sappia scrivere un buon prompt e abbia chiaro cosa vuole. Non è ancora banale, ma è di un ordine di grandezza più accessibile.
La parte onesta
È in beta. Costa (si paga a token, come l’API normale o l’abbonamento Pro, più l’infrastruttura cloud se si vuole farla girare in remoto). Richiede una chiave API di Anthropic e un minimo di dimestichezza tecnica per impostare il primo agente. Non è uno strumento “apri-e-usa” come Claude.ai: è più simile a montare un mobile dell’ IKEA: ma devi seguire le istruzioni.
Detto questo, è il pezzo che faceva mancare l’AI dal salto definitivo nelle organizzazioni piccole. Mi aspetto che diventi mainstream nell’arco dei prossimi dodici mesi.
Agenti AI per il fundraising
Negli ultimi mesi ho costruito agenti AI per il mio lavoro di fundraising. Alcuni mi fanno risparmiare ore vere. Altri li ho buttati perché non valevano il tempo di sistemarli.
Ho deciso di raccontare quello che ho imparato in un corso gratuito di sei video.
Prospect research automatica, generazione di testi che non sembrano scritti da ChatGPT, analisi di dati donatori, tre agenti pronti da copiare. E una lezione su cosa non delegare mai a un agente, perché le relazioni con i donatori non si automatizzano.
Fallo sapere a chi conosci, se ti va:
Hai appena letto Inneschi, la mia newsletter che racconta o spiega come “innescare” il cambiamento partendo dalla raccolta fondi e dalle iniziative politiche.
Ti scrivo una volta a settimana. Se ti è piaciuta, inoltrala!










